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L'opera 'Roberto Devereux' di Gaetano Donizetti rivive al Teatro Comunale di Bologna dopo oltre tre decenni. La rappresentazione, diretta da Renato Palumbo, esplora le complessità emotive e politiche della regina Elisabetta I.

Donizetti torna sul palco bolognese

Amori intensi, gelosie profonde e manovre politiche si intrecciano nell'opera 'Roberto Devereux'. L'opera di Gaetano Donizetti riprende vita sul palco del Teatro Comunale di Bologna. La prima rappresentazione è fissata per il 17 aprile. L'evento segna il ritorno di questo titolo dopo 34 anni dall'ultima volta nel 1992.

L'allestimento è curato da Alfonso Antoniozzi. Si tratta di una ripresa della produzione originaria del Teatro Carlo Felice di Genova, risalente al 2016. La messa in scena è stata adattata per gli spazi del Comunale Nouveau. Presenta una dimensione metateatrale. L'ispirazione proviene dal celebre Globe Theatre.

Alla guida dell'orchestra e del coro del teatro bolognese ci sarà Renato Palumbo. È una figura molto conosciuta dal pubblico locale. Ha diretto numerose produzioni, sia operistiche che sinfoniche.

Il cast e i protagonisti dell'opera

Il cast principale vanta nomi di rilievo. Il tenore Francesco Demuro interpreterà il ruolo di Roberto Devereux. La soprano Roberta Mantegna vestirà i panni della regina Elisabetta I. La mezzosoprano Raffaella Lupinacci darà voce a Sara. Il baritono Vladimir Stoyanov sarà Nottingham.

Nelle recite del 18 e 21 aprile, il pubblico potrà assistere a diverse alternanze nel cast. Si esibiranno Matteo Desole, Karen Gardeazabal, Aoxue Zhu e Simone Piazzola. La preparazione del coro è affidata a Giovanni Farina.

Elisabetta I: cuore del dramma

Nonostante il titolo dell'opera, il vero fulcro drammatico è la figura della regina Elisabetta I. È un personaggio tragico. Si trova divisa tra le esigenze dello Stato e i suoi sentimenti personali. L'opera esplora la sua profonda solitudine. Analizza il peso schiacciante del potere regale.

Un momento culminante è la celebre aria finale, «Vivi ingrato». In questo brano, la regina esprime il suo desiderio di liberarsi dal proprio ruolo. Questo avviene dopo aver pronunciato la condanna dell'uomo che amava. La regia di Antoniozzi pone l'accento su questa dimensione interiore.

Elisabetta appare schiacciata dal peso del tempo e dalla sua funzione sovrana. È costretta a una recitazione continua della parte della monarca. La scena, che evoca l'Inghilterra elisabettiana, diventa uno spazio simbolico. Rappresenta il suo conflitto interiore tra identità privata e pubblica.

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