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Sindaci di quattro grandi città italiane si sono riuniti a Genova per chiedere al Governo maggiori risorse per la sicurezza. Hanno sottolineato la necessità di un approccio integrato e di investimenti concreti, non solo di annunci.

Sindaci uniti per la sicurezza urbana

Quattro importanti centri urbani italiani hanno espresso un fronte comune. Hanno richiesto al Governo nazionale un incremento di personale e mezzi. L'obiettivo è una strategia di sicurezza realmente integrata. L'incontro si è tenuto questa mattina a Palazzo Ducale. L'evento è stato organizzato dal Comune di Genova e dalla Polizia Locale.

Erano presenti la sindaca di Genova, Silvia Salis. C'erano anche i primi cittadini di Bari, Vito Leccese, di Bologna, Matteo Lepore, e di Firenze, Sara Funaro. Hanno partecipato i comandanti delle rispettive Polizie Locali. Era presente anche il direttore generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli.

Le richieste dei primi cittadini

Il coro dei sindaci è stato unanime. Hanno evidenziato le crescenti difficoltà nel garantire la sicurezza. Questo è dovuto alle risorse attualmente disponibili. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha affermato con chiarezza: «Non si possono fare le nozze con i fichi secchi».

«Con le risorse attuali è difficile fare sicurezza», ha aggiunto Leccese. «Figuriamoci sicurezza integrata». La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha criticato direttamente l'esecutivo. «Il centrodestra ha scritto tanti decreti sulla sicurezza», ha dichiarato Salis. «Ma non ha stanziato un euro in più per rafforzare le forze dell'ordine».

«Un conto è fare annunci», ha proseguito la sindaca. «Un altro è mettere divise sul territorio. La percezione di insicurezza è peggiorata. Non la risolviamo solo con la repressione». Anche la sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha posto l'accento sul problema degli organici. «Annunciano arrivi», ha detto Funaro. «Ma tra pensionamenti siamo in saldo negativo. I cittadini hanno bisogno di vedere divise, di sentirsi sicuri».

Matteo Lepore, sindaco di Bologna, ha insistito sulla necessità di un lavoro congiunto. «Non si combatte il crimine solo inasprendo le pene», ha affermato Lepore. «Serve un'agenda comune tra sindaci e Viminale». Questa agenda dovrebbe unire riqualificazione urbana, emergenza abitativa, salute mentale e aumento degli organici.

La risposta di Franco Gabrielli

L'intervento di Franco Gabrielli era molto atteso. Ha riconosciuto le difficoltà sollevate dai sindaci. Ha poi allargato lo sguardo sulla situazione generale. «C'è una tempesta perfetta in corso nelle Forze di Polizia», ha spiegato Gabrielli. «Tra il 2023 e il 2030 solo nella Polizia di Stato andranno in pensione circa 40.000 agenti».

«Le scuole di formazione non riescono a reggere il ritmo», ha aggiunto. «Rischiamo di mandare in strada operatori poco preparati. La realtà è sempre più complessa». Gabrielli ha criticato l'approccio degli ultimi anni. «Si è lavorato troppo sugli effetti e poco sulle cause», ha dichiarato. «Aumentare le pene su un sistema giustizia ingolfato è come mettere più ottani a un motore sporco: non funziona».

Per il direttore generale servono due interventi concreti e urgenti. Una riforma seria della legge 65/1986 sulla polizia locale. Questa legge è ormai inadeguata dopo quarant'anni. Serve anche un coordinamento reale sul territorio. I Prefetti e i Questori devono esercitare pienamente il ruolo di autorità di Pubblica Sicurezza. «Eliminerei anche dal vocabolario la parola 'percezione di sicurezza'», ha concluso Gabrielli. «Quando i cittadini si sentono insicuri, le statistiche sui reati che calano del 2% non servono a niente. Dobbiamo confrontarci con il sentimento delle persone».

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