La Corte d’Appello di Milano ha modificato le sentenze relative all’incendio doloso del 2017 alla Eredi Bertè di Mortara. Pene ridotte per alcuni imputati, mentre altri concordati sono in attesa di decisione.
Incendio doloso alla Eredi Bertè: nuove pene
Nuovi sviluppi giudiziari a Mortara riguardo l'incendio che nel 2017 distrusse il deposito della Eredi Bertè. La Corte d’Appello di Milano ha riesaminato le condanne. L'incendio avvenne il 6 settembre 2017 in via Fermi. L'inchiesta ha riguardato anche presunte irregolarità societarie.
I giudici hanno valutato le posizioni degli imputati. Sono intervenuti con riduzioni di pena e accordi specifici. L'ex titolare, Vincenzo Bertè, ha raggiunto un accordo. La sua pena è stata ricalcolata. Questo avviene nell'ambito di un procedimento collegato al rogo e al successivo dissesto della società.
Vincenzo Bertè e l'accordo sulla pena
Per Vincenzo Bertè, la Corte ha accettato un concordato di pena. La difesa aveva proposto questa soluzione, condivisa dalla procura. La pena originaria di 6 anni è stata ridotta a 4 anni. Questo accordo riguarda i reati di bancarotta fraudolenta, false fatturazioni e riciclaggio. Questi crimini sono legati alla gestione della società e alle transazioni finanziarie. Le operazioni sono avvenute prima e dopo l'incendio.
Bertè ha richiesto un ulteriore concordato. Questa volta riguarda l'accusa di incendio doloso. In primo grado era stato condannato a 4 anni. La procura ha dato parere favorevole. Una decisione definitiva è attesa per il 23 giugno. La situazione giudiziaria di Bertè è complessa. È già stato al centro di altri procedimenti.
Carlo Andrea Biani: pena ridotta a 5 anni
Per Carlo Andrea Biani, ex socio di Bertè, la Corte d’Appello ha stabilito una riduzione della pena. La condanna è passata da 7 a 5 anni. Le accuse a suo carico riguardano la gestione dell'impresa prima del fallimento. Sono incluse ipotesi di bancarotta fraudolenta. Viene contestato anche l'uso di fatture per operazioni inesistenti. Si ipotizza un sistema per alterare la contabilità aziendale.
Secondo l'accusa, queste azioni avrebbero contribuito alla crisi economica. La crisi è culminata nel 2017 con l'incendio del sito produttivo. Biani ha sempre negato ogni addebito. Si dichiara estraneo alle irregolarità contabili e all'incendio. La sua difesa ha sollevato dubbi sulla solidità delle prove. Ha sottolineato l'assenza di prove dirette e le criticità delle testimonianze.
Confermata la condanna per Vincenzo Ascrizzi
La posizione di Vincenzo Ascrizzi, consulente dell'azienda all'epoca dei fatti, è rimasta invariata. La sua condanna a due anni e sei mesi è confermata. Le accuse si concentrano sul suo ruolo nella gestione dei flussi finanziari. Gli vengono contestati reati di riciclaggio. Si ipotizza anche che abbia compiuto operazioni per ostacolare la tracciabilità del denaro.
L'incendio del 6 settembre 2017 ha avuto conseguenze significative. Ha distrutto il sito produttivo di Mortara. Le indagini hanno cercato di chiarire le responsabilità. Sia per l'incendio che per le presunte frodi finanziarie. La Corte d’Appello ha ora ridefinito alcune pene. Altre decisioni sono ancora attese.