Una paziente oncologica a Pesaro affronta un'attesa di due mesi per un esame essenziale. La consigliera Vitri solleva il problema delle liste d'attesa nel servizio sanitario pubblico, evidenziando il divario tra dati ufficiali e realtà vissuta dai cittadini.
Lunga attesa per esame oncologico a Pesaro
Una cittadina di Pesaro è in attesa da due mesi per una colangiografia. Questo esame è fondamentale per monitorare un carcinoma ai dotti biliari. La paziente si reca quotidianamente in ospedale o contatta il Cup. Nonostante ciò, non riesce a ottenere un appuntamento nelle strutture pubbliche delle Marche. La prestazione risulta inesistente nelle agende del Cup. La situazione contrasta nettamente con la possibilità di eseguire l'esame in tempi rapidi nel settore privato. Con un pagamento di 180 euro, la prestazione sarebbe disponibile entro due giorni.
La donna necessita di questa risonanza magnetica ogni sei mesi. L'esame è cruciale per il controllo del tumore, fortunatamente benigno. La consigliera Micaela Vitri, del Partito Democratico, solleva un interrogativo sulla responsabilità del sistema sanitario pubblico. Si chiede se sia accettabile che i pazienti vengano abbandonati. La situazione potrebbe costringere chi non può permettersi le spese private a rinunciare alle cure. Questo scenario è già una realtà per un marchigiano su dieci.
Dati ufficiali e realtà delle liste d'attesa
La consigliera Vitri evidenzia un crescente divario tra i dati ufficiali sulle liste d'attesa nelle Marche e la percezione dei cittadini. Questo scollamento è particolarmente marcato nella provincia di Pesaro-Urbino. Il monitoraggio ministeriale del 2025 indica performance positive per la Regione su alcune prestazioni. Ad esempio, le aziende sanitarie di Pesaro-Urbino e Macerata rispettano gli standard per colonscopie e gastroscopie. Questi standard riguardano le classi di priorità previste.
Tuttavia, Vitri sottolinea che questi dati rappresentano solo una parte del problema. Analisi indipendenti mostrano che le statistiche si basano solo sulle prestazioni effettivamente prenotate. Vengono escluse tutte le richieste dei cittadini che non trovano posto nelle agende CUP. Questa distorsione rischia di nascondere il vero fenomeno delle liste d'attesa. Si occultano le mancate risposte del sistema sanitario pubblico.
Cittadini costretti a rivolgersi al privato
Nelle Marche, un numero elevato di cittadini rinuncia alle cure. Molti si rivolgono al settore privato. Questo indica un fallimento del sistema pubblico nel garantire tempi adeguati. La Regione ha implementato alcune misure organizzative per affrontare la situazione. Tra queste, la riorganizzazione delle agende CUP. È stata introdotta una stratificazione delle priorità cliniche. Si prevedono 72 ore per le urgenze. Le prestazioni brevi hanno 10 giorni di attesa. Quelle programmabili arrivano fino a 120 giorni. È stato nominato un responsabile unico per la gestione delle liste d'attesa.
Nonostante questi sforzi, la consigliera Vitri ritiene che le azioni intraprese non siano sufficienti. Le criticità sul territorio persistono. La situazione richiede maggiore chiarezza e soluzioni concrete. La consigliera si rivolge alla Giunta Acquaroli con una serie di quesiti. Vuole conoscere il numero reale dei cittadini in lista d'attesa, includendo le prestazioni non prenotate. Chiede i tempi medi effettivi per tipologia di prestazione e territorio, con focus su Pesaro-Urbino. Domanda quali risorse aggiuntive siano state stanziate per ridurre le liste. Si informa sulle azioni per aumentare personale, orari e capacità erogative delle strutture pubbliche. Infine, chiede quali controlli vengano effettuati sul rispetto dei tempi massimi previsti.
Vitri conclude affermando che classifiche e dati parziali non sono sufficienti a dimostrare il buon funzionamento del sistema. Sono necessarie trasparenza, verità e soluzioni concrete per i cittadini. La salute pubblica deve essere una priorità assoluta.