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Garante Privacy sanziona Eni per violazione dati

Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto una sanzione di 96.000 euro a Eni S.p.A.. L'azienda è stata multata per aver diffuso in modo illecito i dati personali di 12 cittadini italiani sul proprio sito web. Il provvedimento è giunto a seguito di una segnalazione presentata da Greenpeace Italia e ReCommon.

I fatti: pubblicazione dati in causa climatica

La vicenda ha avuto origine nel maggio 2023. I 12 cittadini, insieme alle associazioni Greenpeace Italia e ReCommon, avevano avviato una causa climatica denominata «Giusta Causa» contro Eni. In risposta a tale azione legale, la società petrolifera aveva reso pubblico sul proprio sito l'intero atto di citazione.

Tuttavia, l'atto conteneva dati personali sensibili dei 12 ricorrenti. Tra le informazioni pubblicate senza adeguata protezione figuravano luogo e data di nascita, codice fiscale e indirizzo di residenza. La diffusione di tali dati ha sollevato immediate preoccupazioni riguardo alla privacy dei cittadini coinvolti.

L'istruttoria del Garante e la violazione normativa

A seguito della segnalazione, il Garante ha avviato un'approfondita istruttoria. L'Autorità ha accertato che Eni ha violato gli articoli 5 e 6 del Regolamento UE 2016/679. La società ha trattato e diffuso dati personali senza disporre di una base giuridica idonea a giustificare tale operazione.

Il Garante ha inoltre chiarito che il presunto interesse legittimo di Eni a difendersi da una campagna mediatica non poteva in alcun modo giustificare la pubblicazione integrale dei dati personali. Tale operazione non è risultata supportata da un adeguato bilanciamento con i diritti e le libertà fondamentali delle persone coinvolte.

Le dichiarazioni di Greenpeace e ReCommon

Greenpeace Italia e ReCommon hanno commentato la decisione del Garante. Hanno sottolineato come Eni abbia agito con l'unico scopo di tutelare la propria immagine e i propri interessi. Le associazioni hanno evidenziato la mancanza di rispetto per la privacy di 12 persone che hanno avuto il coraggio di chiamare l'azienda a rispondere delle sue responsabilità climatiche.

«Pubblicando integralmente i loro dati personali sul sito aziendale, Eni ha tentato di intimidire chi ha deciso di portarla davanti a un giudice per i danni inferti al clima del pianeta», hanno dichiarato le organizzazioni. Hanno aggiunto che il Garante ha stabilito un principio fondamentale: nemmeno le grandi aziende possono violare impunemente i diritti delle persone e la loro privacy.

Le associazioni hanno ribadito il loro impegno a continuare la lotta per la giustizia climatica e per il rispetto dei diritti di tutti i cittadini. La sentenza rappresenta un importante precedente nella tutela della privacy di fronte ad azioni legali e campagne mediatiche.

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