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Nuove ricerche riscrivono la cronologia dei soggiorni di Dante Alighieri a Verona, offrendo nuove prospettive sul suo rapporto con la città e gli Scaligeri. Le ipotesi si basano su interpretazioni letterarie e storiche.

Le ipotesi sui soggiorni veronesi di Dante

La figura di Dante Alighieri continua a stimolare studi approfonditi. In occasione del settimo centenario della sua morte, nuove ricerche hanno riacceso il dibattito sui suoi periodi trascorsi a Verona. Le ricostruzioni storiche, spesso discordanti tra i biografi, vengono ora riconsiderate.

È importante sottolineare che queste sono ipotesi. Mancano infatti documenti specifici che attestino con certezza i suoi spostamenti. Le opere di Dante stesso offrono indizi, ma la loro interpretazione è soggetta a diverse letture.

La precisione su quando e perché Dante si sia recato a Verona non è un mero esercizio erudito. Ogni periodo trascorso nella città scaligera getta nuova luce sulla sua personalità e sul suo legame con la famiglia della Scala.

Il primo periodo di Dante nella città scaligera

Il primo presunto soggiorno veronese di Dante è avvolto nel mistero. Gli studiosi si affidano a versi del suo capolavoro, la Divina Commedia, confrontandoli con le testimonianze dei primi commentatori. Un passaggio del Paradiso suggerisce un rifugio presso il «gran Lombardo», identificato con Bartolomeo della Scala.

Questo signore portava l'aquila imperiale nello stemma, simbolo legato al suo matrimonio con Costanza, nipote di Federico II. L'ipotesi è plausibile, ma la datazione rimane incerta. Altri versi della Commedia sembrano riferirsi a un periodo di ostilità da parte del suo stesso schieramento politico, i Guelfi Bianchi.

Questi versi hanno portato alcuni a collocare il suo arrivo a Verona dopo la battaglia della Lastra. Tuttavia, recenti studi, come quelli del professor Paolo Pellegrini, docente di filologia italiana all'Università di Verona, pongono dubbi su questa cronologia. La battaglia in questione si svolse nel luglio 1304, quando Bartolomeo della Scala era già deceduto.

Altre interpretazioni suggeriscono che Dante si sia recato a Verona per una missione diplomatica per conto dei Guelfi Bianchi. Nonostante non abbia ottenuto i risultati sperati, sarebbe rimasto in città per diversi mesi.

Il professor Pellegrini ha proposto una ricostruzione dettagliata. Secondo la sua analisi, Dante giunse a Verona già alla fine del 1302. Si trattava di una breve missione diplomatica, volta a ottenere il supporto di Bartolomeo della Scala per una guerra contro Firenze. Il signore veronese avrebbe inizialmente acconsentito, ma poi ritirato il suo appoggio.

Dante, convinto i suoi alleati ad attendere, si sarebbe trovato accusato di tradimento quando gli aiuti promessi non arrivarono. Questo evento lo avrebbe portato a lasciare i Bianchi e a rinunciare all'idea di un rientro armato a Firenze.

Il secondo soggiorno veronese e la «Vita nova»

La primavera del 1303 vede un possibile ritorno di Dante a Verona. Questa volta, l'esilio politico lo avrebbe condotto alla corte di Bartolomeo della Scala. Un periodo che alcuni definiscono una «vita nuova», richiamando il titolo di un'opera giovanile del poeta.

La battaglia citata nei versi della Commedia, in questa prospettiva, non sarebbe quella della Lastra, ma quella del Castello di Pulicciano, avvenuta nel marzo 1303. Dante, tuttavia, non avrebbe partecipato direttamente a questo scontro, parte delle guerre mugellane dei Guelfi Bianchi.

Per sostenere questa teoria, Pellegrini si basa su antichi commenti alla Commedia, come quello dell'Ottimo, e su scritti dello storico Biondo Flavio. Dante sarebbe rimasto a Verona per circa dieci o undici mesi, fino al marzo 1304.

Cosa trovava Dante nella città scaligera?

È fondamentale ricordare la condizione di fuggiasco di Dante. A Verona, tuttavia, trovava una comunità di fiorentini esiliati, legati a famiglie ghibelline come gli Uberti e gli Ubriachi. Nonostante le differenze politiche, questi esuli condividevano l'avversione al papato e ai Guelfi Neri, avvicinandosi a Dante.

La città ospitava anche numerosi fiorentini dediti al commercio della lana e al prestito di denaro. Sebbene Dante potesse non nutrire particolare stima per questi ultimi, la loro presenza contribuiva al vivace tessuto sociale ed economico veronese.

Molti biografi associano la permanenza di Dante a Verona alla frequentazione della Biblioteca Capitolare. Qui avrebbe incontrato Giovanni Mansionario, figura di spicco della biblioteca. Inoltre, nel suo trattato «De vulgari eloquentia», Dante cita autori i cui testi erano conservati proprio alla Capitolare, come Livio, Plinio, Orosio e Frontino.

La professoressa Mariaclara Rossi, docente universitaria, ha inoltre ipotizzato che Dante potesse aver frequentato le ricche biblioteche degli ordini religiosi presenti in città. Tra queste, quelle dei Domenicani a Santa Anastasia, dei Francescani a San Fermo e degli Agostiniani a Sant'Eufemia. Presso quest'ultima comunità, all'inizio del suo soggiorno, sarebbe stato ospitato.

Le ragioni dell'addio a Verona nel 1304

L'abbandono di Verona nel marzo 1304 è attribuito a due eventi principali. Il primo è la morte di Bartolomeo della Scala, avvenuta il 7 marzo. Il secondo, di grande rilievo politico, fu l'arrivo a Firenze, pochi giorni prima, del cardinale Niccolò da Prato.

Il cardinale era giunto nella capitale toscana con l'incarico di pacificatore tra Guelfi Bianchi e Neri. Dante, che aveva indirizzato al cardinale la sua prima epistola per conto dei Guelfi Bianchi, si riappacificò con loro, aprendo la strada a un possibile rientro.

Queste nuove interpretazioni offrono una visione più sfumata e complessa dei legami tra Dante Alighieri e la città di Verona, invitando a una rilettura critica delle fonti storiche e letterarie.

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